Sessualità? Sì, grazie.

Sessualità? Sì, grazie.

La sessualità rappresenta una delle aree più affascinanti e complesse dell’essere umano, qualcosa di estremamente pervasivo che va ad influire su tutta la nostra vita. Proviamo a pensare a quando al mattino ci alziamo e iniziamo a compiere tutte le azioni quotidiane e pertanto totalmente automatiche…beh, moltissime di esse sono correlate al nostro genere e ruolo sessuale! Dal sapone che usiamo per lavare il nostro viso al tipo di abbigliamento che abbiamo deciso di indossare, dalla lista di cose da fare al tipo di pensiero che abbiamo. Ad esempio potremmo preoccuparci di ritagliarci in giornata il tempo per una corsetta. Voi direte “questo può accadere sia che siamo donne che uomini!” e di certo è così: tuttavia dietro a quella corsa, oltre magari al piacere di scaricare tensioni, c’è il prendersi cura del proprio corpo, un corpo che in quanto tale è connotato sessualmente.

Il toccare un corpo implica sempre un riferimento alla sessualità: il fatto che in pubblico ci si stringa la mano ma non si tocchino le parti intime appare scontato, ma è scontato perché abbiamo tutti la consapevolezza piò o meno inconscia che le parti intime sono veicolo di sensazioni speciali e diverse. D’altra parte se siamo innamorati di una persona, anche il tocco della sua mano sulla nostra può suscitare emozioni potenti: ecco che questo nuovamente accade perché stiamo connotando quel gesto sessualmente. Pertanto mi chiedo: com’è possibile che qualcosa di così umano, naturale ed importante come la sessualità venga spesso negato, divenendo a volte un argomento intoccabile, soprattutto se si parla di bambini, di anziani, di persone con disabilità cognitive o fisiche. Quand’è l’ultima volta che andando a trovare un amico in ospedale dopo un intervento che lo blocca a letto parecchi giorni gli avete chiesto quanto gli pesa non farsi una doccia, non scegliersi un abito (nella migliore dell’ipotesi avrà con sé un pigiama che gli piace ma in genere l’importante è che sia comodo!) o quanto gli manca coccolare sua moglie? Beh, tutto questo fa parte della sessualità ma viene totalmente dimenticato perché appare come secondario ed ininfluente. La stessa cosa si verifica con persone disabili o psicopatologiche. I limiti imposti dal proprio ritardo mentale, dalla propria condizione fisica o dal sussistere di un disturbo di personalità o di una psicosi, allontanano da ogni attenzione l’aspetto sessuale. Nella veste di psicologa ho avuto modo di rapportarmi sia con contesti psichiatrici che di disabilità e ho sempre riscontrato lo stesso comune denominatore: la sessualità non viene minimamente presa in considerazione se non nel momento in cui si verifica un fatto specifico che può suscitare imbarazzo o preoccupazione (emblematico in questo senso è l’esempio dell’operatore che lavora in struttura residenziale e sorprende un utente mentre si masturba!), quindi un fatto collegato direttamente alla genitalità o all’erotismo.

Ma la sessualità, come abbiamo detto, non è solo questo! Se trascuriamo quest’area in realtà stiamo trascurando una parte fondamentale del vissuto della persona. Recentemente ho avuto il piacere di partecipare ad un seminario che trattava il delicato tema sessualità-disabilità e il relatore ci ha spinto a riflessioni semplici ma estremamente profonde: quando abbiamo chiesto ad un paziente residenziale che maglietta preferisce indossare? Quando gli abbiamo chiesto quale bagnoschiuma vorrebbe usare? Quando gli abbiamo chiesto se gli manca non avere qualcuno da abbracciare? Quando abbiamo parlato con una paziente del suo ciclo mestruale? O ad un paziente delle sue erezioni notturne? Tutto questo è sessualità! Tutto questo fa parte della vita di ciascuno d noi ma chi vive in un contesto residenziale ne è spesso totalmente privato. Non perché l’équipe non è abbastanza brava ma fondamentalmente perché manca una cultura etica e professionale in questo senso, trattandosi di un tema particolarmente delicato da trattare. Oltre che per ragioni legate al potenziamento del benessere psicologico del paziente, considerare la sfera sessuale diviene estremamente importante anche per capire e a volte per poter trattare la patologia in atto. In campo sessuologico sono state individuate molteplici correlazioni tra psicopatologia e disfunzione sessuale: ad esempio come il sussistere di una depressione maggiore può determinare problematiche del funzionamento sessuale, così anche un problema della sfera sessuale mai risolto può comportare l’instaurarsi di vissuti depressivi cronici che possono arrivare a necessitare di attenzione clinica. Inoltre dobbiamo tenere presente che nei contesti residenziali spesso i pazienti sono trattati farmacologicamente, cosa che può influire sul funzionamento sessuale e quindi sulla qualità di vita. Ad esempio un paziente potrebbe sviluppare una compulsività alla masturbazione soltanto per “mettersi alla prova” in seguito a esperienze sessualmente disfunzionali, cosa che può generare anche agiti aggressivi a cui talvolta non si sa dare una spiegazione specifica. A tutto ciò si aggiungono desiderio ed eccitazione sessuale: i nostri pazienti provano tali sensazioni che sono piacevoli e sane, motivo per cui non vanno negate ma accolte.

Purtroppo le realtà residenziali sono molto limitanti in questo senso poiché per ragioni di ordine pratico ed organizzativo non possono garantire una totale privacy per il paziente, cosa che a volte rende difficile gestire l’autoerotismo e ancor più un’eventuale sessualità in coppia. Inoltre spesso può accadere che la sessualità sia di per sé critica a causa di esperienze traumatiche vissute da un paziente (basti pensare a quante volte nel lavoro clinico ci si imbatte in storie di abuso sessuale), cosa che spesso non trova sufficiente spazio per essere accolta ed elaborata. Come avrete potuto appurare le tematiche inerenti la sessualità sono estremamente vaste (e sicuramente un articolo come questo non risulta affatto esaustivo) e ad oggi mancano procedure specifiche a cui fare riferimento. Nella mia esperienza lavorativa ho organizzato un paio di incontri in piccolo gruppo con pazienti selezionati e con cui si è cercato di gettare una base per un’educazione sessuale (come siamo fatti e le sensazioni che possiamo provare) ed è stata un’esperienza decisamente positiva. Tuttavia è necessario ideare progetti più strutturati che coinvolgano in primis l’équipe di lavoro che dev’essere adeguatamente formata e preparata a “vedere” ciò che attiene all’area sessuale. Prima di avviarmi alla conclusione, vorrei proporre anche di indirizzare lo sguardo ancora un po’ più lontano verso la figura dell’assistente sessuale. Si tratta di un professionista appositamente formato che accompagna persone con disabilità fisica e/o intellettiva nell’esplorare il proprio corpo e la propria sessualità. Tale figura è presente in Europa ma non ancora legalizzata in Italia anche se in molti si stanno impegnando per rendere il tutto davvero concretizzabile. Per farvi un’idea in merito vi consiglio il film “The session” con Helent Hunt nei panni di un’assistente sessuale che si occupa del caso di un poliomelitico. Ovviamente, pur consapevole della accortezza di cui tali tipologie di intervento necessiterebbero, ritengo che con professionalità e sensibilità sia possibile garantire un netto miglioramento della qualità di vita dei pazienti, facendo spazio anche alla loro sessualità…pertanto: sessualità? Si grazie!

Sessualità? Sì, grazie. ultima modifica: 2017-07-17T16:00:07+00:00 da Valentina Francesca Minniti

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