Ognuno è il guardiano di se stesso

Ognuno è il guardiano di se stesso

Alcuni episodi richiamano l’attenzione sullo stupro. La domanda non è solo di natura morale e umanitaria ma è legata alla psicologia dello stupratore. Cosa spinge un uomo a pensare di procurare piacere attraverso una violenza, magari anche dopo aver picchiato la vittima? Quale meccanismo alimenta il pensiero per cui l’intimità amorosa può essere accostabile alla violenza carnale? Quali sono i meccanismi che induce un uomo ad utilizzare il corpo di una donna come un pezzo di carne, provando desiderio mentre procura dolore? I quesiti sono tanti, soprattutto quelli che coinvolgono l’ontogenesi dell’homo sapiens sapiens.

Sono tutte domande legittime che hanno un duplice aspetto. Innanzi tutto, la dinamica dello stupro di branco anestetizza la coscienza, in quanto ognuno si sente meno colpevole perché coinvolge altre persone. Il tema della responsabilità attenuata è frequentemente citata nell’effervescenza sociale: il senso di colpa è spalmato sulla collettività in modo che nessuno appare come il vero colpevole. Lo stesso discorso vale per l’uomo adulto che approfitta della propria situazione sociale, anche se non agisce con una collettività. Infatti, la “scusa” dell’adulto abbiente è che la vittima l’ha circuito per il benessere materiale che poteva avere.

Ciò che stupisce nello stupro è la dimensione antitetica alla sessualità che rende l’essere umano felice. Da dove l’idea del mantenimento dell’eccitazione? Da dove proviene il mantenimento dell’eccitazione di fronte al diniego, alle urla e alla visibile sofferenza? Se guardiamo al mondo animale, e a quello dei mammiferi in particolare, vediamo come frequentemente -salvo forse nelle scimmie antropomorfe- l’atto del sesso è legato a meccanismi di violenza. È una dimensione che proviene da anfratti reconditi del cervello rettile che ci rende simili a animali predatori.

Questa sopraffazione produce effetti fisiologici e psicologici inquietanti. Una situazione che colpì molto gli scienziati della prima metà del Novecento fu lo stupro etnico perché i rapporti violenti andavano incontro ad una percentuale di fecondazione in proporzione più elevata. Cosa spinge gli spermatozoi ad essere più vitali o il corpo della donna più feconda sotto una scarica di adrenalina? È qualcosa legata a meccanismi arcaici del cervello che occorre dominare. Questa dimensione del male è legata alla condizione animale ma può essere dominata dalla coscienza. Quei mostri usciti da un anfratto profondo vengono fuori come demoni che si impadroniscono dello stupratore e poi di chi ha subito la violenza. Questa prospettiva non è giustificazionista ma riflette sulla vigilanza della coscienza di ognuno di noi.  

Ognuno è il guardiano di se stesso ultima modifica: 2017-09-08T10:00:29+00:00 da Alessandro Meluzzi

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