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La Lingua Italiana dei Segni (L.I.S.)

La Lingua Italiana dei Segni (L.I.S.)

La comunicazione è alla base dei rapporti tra i viventi e gli strumenti e le modalità comunicative sono svariate. Si comunica ovviamente mediante l’uso della parola ma anche con lo sguardo, con un gesto, anche un sorriso può essere il modo di dire qualcosa all’altro, oppure con la mimica facciale, con le espressioni, si comunica anche con le mani. Esiste una lingua che ha bisogno di tutti questi elementi e del corpo perché il messaggio sia efficace e giunga a buon fine: la lingua dei segni.  Questa necessità di una mimica facciale che lasci passare le intenzioni di chi parla anche solo con uno sguardo, si serve del movimento delle mani per indicare un intero concetto, sfrutta le capacità della mente di “immaginare le parole e le persone nello spazio che abbiamo davanti”, quasi come se chi parla fosse l’autore di un quadro che crea in quel preciso istante. Questo e molto di più è la Lingua Italiana dei Segni (L.I.S.).

Procedendo in un’analisi si nota che la L.I.S. è una lingua con proprie regole, sintassi e morfologia, utilizza il canale visivo-gestuale e veicola i propri significati attraverso un sistema codificato di segni delle mani, necessita del supporto di precise espressioni facciali e di un’esatta postura del corpo. Nello specifico, la comunicazione avviene mediante precisi segni delle mani (ovviamente non sono comuni gesti) che hanno un determinato significato, proprio come avviene con le parole.

La L.I.S. è la Lingua usata dalle persone sorde ma anche udenti. Non è un codice comunicativo universale, bensì esistono tante variazioni a seconda delle diverse Comunità di sordi esistenti, proprio come ogni zona ha il proprio dialetto. Ovviamente, con il tempo si è strutturata una lingua con caratteristiche proprie,  quindi la comunicazione avviene nonostante la diversa collocazione delle persone, da nord a sud d’Italia. Certo, riferendosi solo all’Italia, dato che poi esiste quella americana (A.S.L.) e via discorrendo in tutto il mondo.

La strutturazione della lingua ha origine lontane, si giunge infatti alla seconda metà del settecento con l’abate ed educatore De l’Epee, il primo a descrivere in modo sistemico la Lingua dei Segni usata dai suoi studenti sordi. È stato il primo ad aggiungere dei segni corrispondenti ad elementi grammaticali e sintattici della lingua francese. A partire da lui, poi, lo statunitense Thomas Hopkins Gallaudet si reca in Francia e impara la Lingua dei Segni francese. Ne resta affascinato fino a decidere di portarla negli Stati Uniti, dando origine, così, alla Lingua dei Segni americana. Gallaudet è stato il primo a fondare la prima università al mondo per sordi. Per quanto riguarda l’Italia, la Lingua dei Segni inizia ad essere studiata dal punto di vista linguistico negli anni sessanta con William Stokoe, ricercatore americano che dimostra come questa forma di comunicazione non sia una semplice mimica, ma una vera e propria lingua,  con un suo lessico e una sua grammatica, capace di esprimere qualsiasi messaggio. La Lingua dei Segni, dunque è una lingua a tutti gli effetti.

A volte si da per scontato che la comunicazione debba avvenire solo mediante l’ascolto ed una risposta che sia esclusivamente verbale, quindi, che utilizzi principalmente l’udito. Invece, non è così! È importante conoscere ed imparare le nuove forme di comunicazione, affinché si giunga all’integrazione.

Ma, voglio lasciarvi con una riflessione: chi è la parte che deve veramente integrarsi? Le comunità di sordi che cercano in ogni modo di interagire cercando di divulgare la L.I.S. o tutto il resto delle persone (cosiddette udenti) che ignorano e non imparano la L.I.S.?

La Lingua Italiana dei Segni (L.I.S.) ultima modifica: 2017-03-31T07:37:47+00:00 da Carmela Di Ruocco

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