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La Comunità Psichiatrica per adulti è…

La Comunità Psichiatrica per adulti è…

Quando Cristina mi ha chiesto di scrivere un “pezzo” per spiegare cosa sia il mondo Pandora adulti, non ho subito pensato alla possibilità che avevo di riflettere su quanto sto vivendo da un po’ di anni, ma ho immediatamente cominciato a preoccuparmi, chiedendomi affannosamente che cosa scrivere… Anche l’orario in cui lo sto facendo, le cinque di mattina mi pare già di per sé un dato significativo per capire cosa sia la Comunità. E’ sicuramente un luogo complesso dove il saper fare ed il saper essere si coniugano in tutte le loro sfaccettature. Non è importante quello che si sa o non si sa fare, ma quello che si è; o per lo meno questa è la mia opinione. Poi dipende tutto dal punto di vista dal quale la si guarda.

DA FUORI – Semplicemente, per i più noi non esistiamo. Quante volte in questi anni ho sentito dire dagli “addetti ai lavori” che con la Legge 180 si sono smantellati i manicomi ma non sono sorte le famose strutture intermedie, quelle che dovevano garantire il Servizio di cura, di riabilitazione ed il reinserimento sul territorio sociale. Esistiamo invece probabilmente per chi, evidentemente ancora troppo pochi, hanno avuto ed hanno la possibilità di accedervi sia come utenti sia come Enti Inserenti. A volte ho la sensazione che ci conoscano più nel resto d’Italia con cui lavoriamo che non nell’astigiano.

DA DENTRO – Anche qui dipende. Se sei un utente (nome sostituito di volta in volta negli anni con la stessa ipocrisia con cui chi ha un deficit è diventato portatore di una diversa abilità) occorre considerare da dove arrivi. Se provieni da casa o da un reparto psichiatrico la Comunità ti sembrerà una specie di carcere con regole ostiche praticamente incomprensibili: dal numero di caffè a quello delle sigarette… perfino i vestiti hanno un numero cucito per distinguerli. Se provieni dalla strada o dall’OPG è più facile che riuscirai ad intravedere prima la dimensione della casa, quella a cui tanto teniamo. Le dimensioni ridotte giocano un ruolo fondamentale! Gli utenti sono anche famiglie: è difficile anche per loro comprendere da subito le richieste del contesto, le regole noiose sulle visite, gli orari per entrare, la protezione necessaria… Talvolta proprio su questo malinteso iniziale si creano conflitti, quando invece l’alleanza con la famiglia è fondamentale nella buona riuscita del percorso ed è per questo che ci si dedica attenzione.

Fare un percorso in Comunità richiede un’energia particolare ed una qualità speciale, la pazienza: anche nei casi più difficili il cambiamento prima o poi arriva e c’è in questo come un piccolo miracolo che si ripete sempre diverso ma anche sempre uguale a sé stesso. Se invece sei un operatore allora è quasi sicuro che all’inizio non capirai bene dove sei capitato, la realtà ti spiazzerà perché non assomiglia nemmeno lontanamente al fascino romantico a cui ti hanno abituato le poesie di Alda Merini e sarai da subito impegnato a soddisfare la pressante richiesta di diventare operativo in un tempo troppo breve, imparando un complicato sistema di regole e di interventi personalizzati: ti chiederanno di attenertivi rigorosamente e subito dopo, quando penserai di esserci riuscito, ti chiederanno di trasgredirlo sistematicamente all’occorrenza, valutando in itinere i cambiamenti che le situazioni sempre in evoluzione degli utenti imporranno.

Il fascino del lavoro di gruppo lo capirai solo nel tempo, la soddisfazione di attuare il cambiamento ma solo e sempre se si è uniti e si lavora coerentemente. E solo con il tempo imparerai che la distanza emotivo-affettiva dai pazienti su cui si è tanto lavorato non impedirà che ad ogni dimissione, ad ogni distacco (“nessuno si ferma in Comunità tutta la vita”) un pezzo di te se ne andrà via per sempre ed è esperienza di molti operatori che occuparsi assiduamente degli altri diventi talvolta una specie di dipendenza di cui non si potrà fare a meno, soprattutto nei periodi in cui a casa c’è qualche cosa che non va. Il tuo Natale diventerà un tutt’uno con quello vissuto in Comunità, anche se tu non lo vorrai.

Per il resto del mondo siamo probabilmente quelli con lo scolapasta in testa, uniti operatori ed ospiti in un unico sommario giudizio che ci vede come il mondo dell’irrazionalità e anche talvolta della pericolosità. E’ vero ci sono anche gli autori di reato ma se vieni a trovarci non li distinguerai dagli altri, anzi per lo più ti chiederai com’è stato possibile e subito te ne dimenticherai. In ultimo, ma non per importanza, mi sono divertita a pensare al punto di vista di Spillo, il cane della Comunità. Lui la distanza emotivo-affettiva non sa proprio cosa sia, così come le regole e la Comunità è per lui un posto dove giri da una stanza all’altra e trovi sempre qualcuno disposto a darti le coccole ed a giocare con te, in un via vai continuo di facce che tornano, vanno via e poi tornano.

Questo “dispensatore di coccole” forse è un tipo un po’ strano che ti guarda con l’occhio sgranato e ti stringe un po’ troppo; oppure è un tipo accaldato che stava facendo tutt’altro ma appena ti ha visto si è chinato su te per parlarti e chiederti se ti è mancato, visto che torna da due – speriamo! – giorni di riposo; o magari è una segretaria impettita, seduta dietro un computer, è elegante ma tu sai già che lei è venuta da casa con un masticativo nella borsa, non si è dimenticata di te nemmeno quando è uscita dalla Comunità per tornare alla sua vita personale. Ecco, il senso forse è proprio questo: quando ci lavori o ci vivi la Comunità è un tutt’uno con la tua vita. Anche se fai la segretaria e ti occupi di amministrazione. Naturalmente questo è solo il mio personale punto di vista che non so se sia riuscito a chiarire le idee o nel caso a complicarle ancora di più.

La Comunità Psichiatrica per adulti è… ultima modifica: 2017-06-21T08:00:05+00:00 da Aurora Montagnolo

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