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La cattiveria sul Web

La cattiveria sul Web

Mi piace assimilare il web ad un grande oceano e ad un mare sterminato in cui è obbligatorio muoversi insieme a scandagli che ci permettano di navigare sicuri. Il web è uno specchio d’acqua in cui navigano vari pesci: colorati e bellissimi, velenosi e pericolosi, commestibili e teneri, ma nuotano anche grandi squali. Muoversi in questa misteriosa offerta piena di seduzioni e sentimenti controversi è una cosa non facile né per i grandi né per i piccini.

Il concetto di cyberbullismo rimanda a tutto questo. Ciò che un tempo era rappresentano dall’essere aggrediti in una classe scolastica o in mezzo ad una piazza viene amplificato e cristallizzato dalla dimensione del web, che amplifica il sentimento della vergogna, la sensazione di paura e la malattia dell’angoscia. Vi sono stati suicidi di giovani ragazze che si erano concesse perché ubriache e, una volta rivistesi proiettate in milioni di copie virtuali, si sono gettate da un reale balcone per spiaccicarsi su un reale selciato.

Il virtuale non è solo un rischio per psicologie fragili ma crea anche occasioni per personalità risentite che soffrono di invidia sociale nei confronti di altri. Si definiscono social network ma sarebbe più corretto usare il termine sociopath network, perché nella dimensione di anonimato possono nascondersi risentimenti, furori, razzismi e ideologismi violenti che fanno della reputazione sul web una dimensione nuova del nostro esserci nel mondo. Rivedersi su facebook citati per una nostra colpa ha a che vedere con il diritto all’oblio rivendicato tante volte. Aver sbagliato ha una fine-pena-mai nella dimensione cristallizzata della ripetizione mediatica. L’egoismo e l’ostilità vivono i peggiori sentimenti di chi passa in rete tutto il dì per dare la caccia al più debole. Anche la politica ne risente. Il web potrebbe rendere acuta la coscienza individuale e quella collettiva, ma spesso diventa la discarica dei peggiori sentimenti umani. In questa dimensione lo smartphone che è una protesi del corpo ci consente di dimostrare la violenza in qualsiasi attimo. Per questo la vigilanza del mezzo deve diventare autocritica.

 

Abbiamo detto che i social network hanno cambiato il bullismo ma non solo, hanno anche esteso o amplificato alcuni elementi. Ad esempio un tempo la ragazza più bella poteva isolare o prendere in giro le ragazze meno belle, in base ovviamente ai canoni di bellezza del proprio tempo. Oggi una bella ragazza può tranquillamente mettere alla berlina una ragazza considerata brutta davanti a migliaia di persone. Questo provoca effetti devastanti per la psicologia di una adolescente. La moda dei “mi piace” è pericolosa. Un bullo che ottiene molti “like” può sentirsi potente e diventare dipendente da questa sensazione, può non rendersi conto che oltrepassa i limiti. Non c’entra col bullismo o c’entra in parte, chi ha pochi “mi piace” è uno sfigato.

C’è un problema di civiltà profonda, che riguarda il funzionamento della famiglia. Vengono spesso da famiglie disastrate o genitori separati che se li contendono a colpi di vischiosità, narcisismi, è un’altra delle espressioni tragiche dell’erosione del tessuto della famiglia: l’impossibilità di dire dei no. Di mettere dei limiti. C’è distrazione, assenza, l’incapacità di gestire i divieti. Poi va bene anche lo psicologo. Io ho scritto un libro su questo Bullismo e cyber-bullismo, ma tutto questo è la punta dell’iceberg di una crisi che ha le sue radici fuori dal bullismo, fuori dalla scuola. Investe il senso generale del funzionamento della società.

La cattiveria sul Web ultima modifica: 2017-07-03T09:00:36+00:00 da Alessandro Meluzzi

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