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Ho visto…

Ho visto...

Ho visto cose che voi umani…no, questa è scienza, non fantascienza… e non è neanche una scienza esatta…almeno secondo Popper e sono d’accordo con lui.
La medicina non è una scienza esatta, perché si occupa del fisico e della salute dell’uomo, essere unico ed irripetibile, la psichiatria è ancora meno esatta, la psicanalisi non è una scienza…però funzionano.
Tutto può funzionare, purché sia fatto bene o nel migliore dei modi possibili, con tecnica e con sentimento…ma non voglio ripetermi, mi sembra di averlo già detto e scritto.
I bambini, gli adolescenti e la medicina, la neurologia e la psichiatria…rapporto difficile, multiforme, frustrante e stimolante.
Ho visto neonati, cercando di individuare precocemente i segni di sofferenza psichica o fisica…non ci ho azzeccato sempre, un po’ come i terremoti o le previsioni del tempo: lo sviluppo segue percorsi creativi, soggettivi, discontinui ed imprevedibili.
Ho visto i bambini e gli adolescenti in Manicomio (Ospedale psichiatrico), insieme con gli adulti, molti cronici o cronicizzati e violenti: spesso erano aggressivi, avevano terapie anche intense, le stesse degli adulti; a volte erano contenuti (legati al letto) ed era un gesto intenso e nuovo slegarli e ristabilire un rapporto che poi durava anche nel tempo, venendo a capire con il tempo che più forte era l’energia del rapporto e più erano forti le emozioni anche negative. Quando scappavano dovevamo rincorrerli, perché il Manicomio era chiuso e nessuno doveva uscire…poi li hanno aperti all’ improvviso ed è stato difficile (eufemismo), qualcuno ha pensato che bastasse negare la malattia perché questa guarisse…non era così, ma è stato giusto dare una svolta.
Ho visto gli Istituti di riabilitazione, dove esistevano i gruppi, suddivisi per patologie, dove esistevano ancora le Scuole differenziate; erano (in senso allargato, ospitanti anche oltre 100 soggetti) microcomunità autonome, organizzate, con attività e terapie, ma chiuse all’ ambiente esterno, con progetti che spesso si concludevano con la cronicizzazione. Oggi questa strutture si sono evolute, si sono ancor più differenziate verso l’integrazione e la riabilitazione oltre la maggiore età e con alcune ho ancora rapporti intensi di collaborazione.
Ho visto il sorgere dei primi nuclei famigliari, con gruppi famigliari a volte allo sbando, senza un aiuto tecnico, ospitanti adulti e minori, con ampie fasce di età e troppo differenti patologie.
Ho visto le prime comunità, con regolamentazioni più specifiche e a misura abitativa, con norme che nel tempo hanno mantenuto parametri sempre migliorabili ma sufficientemente adeguati e competenti.
Oggi con Pandora, con cui ho condiviso gli albori in un sottoscala 25 anni fa, quando non era ancora Pandora, ci occupiamo di minori, di adolescenti, ed è un lavoro bello, difficile ed anche pericoloso. Ci può toccare nelle corde emotive più profonde, ci può succhiare, ci può inaridire per un moto di difesa sbagliato ma comprensibile, ma ci dà anche una forza e una motivazione difficile da ritrovare in altri ambienti lavorativi.
Nel tempo credo di aver espresso sempre una opinione coerente, passando a volte come rivoluzionario, a volte come reazionario, ma penso che faccia parte dei normali e fisiologici corsi e ricorsi storici e culturali. Così quando alcuni decenni fa ho sostenuto che fisiologicamente le comunità riabilitative erano più di competenza del settore privato, mentre il settore pubblico poteva e doveva avere altre specificità ho scatenato reazioni allarmate.
Oggi continuo a credere, sempre anche per esperienza diretta (ed i fatti, fatte salve alcune eccezioni, lo confermano), che il settore privato, quando opera con qualità e coinvolgimento, sia in grado di dare una continuità e motivazione non riscontrabile nel settore pubblico.
Penso che questo sentimento sia condiviso da molti, se non tutti, gli operatori, a qualunque titolo, di Pandora: ci sentiamo tutti facenti parte di un progetto, ed è un sentimento che dura nel tempo. Questa è una forza, ma può essere anche un limite; sta a tutti noi condividere le difficoltà come in una famiglia allargata.
Ci sono cose belle che ci stimolano e gratificano; ci sono cose meno belle che ci fanno sentire stanchi; ci sono cose brutte che ci fanno anche disperare un po’.
Però se ci crediamo andiamo avanti e miglioriamo ancora.
Continua…

Ho visto… ultima modifica: 2017-03-14T13:51:14+00:00 da Giorgio Masuelli

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