Genitori allo sbaraglio

Genitori allo sbaraglio

I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi.

Carl Gustav Jung

In questi ultimi giorni ho avuto tempo di leggere molti articoli sul ruolo genitoriale. “Non siate amici dei vostri figli”, “non diventate i loro ammiratori”, “non dategli tutto”, “lasciateli liberi di sbagliare”.

Ho sempre avuto una leggera antipatia verso i consigli che iniziano con la parola “non”.

Risultano altisonanti, sopra le parti, come se la questione fosse solo degli altri. Come se alla base ci fosse un errore pregiudizievole del ruolo stesso.

Genitori si diventa. Ad essere dei buoni genitori si può imparare.

Lavorare con i minori in struttura in situazioni di difficoltà conclamata mi ha portata a riflettere su quello che si sarebbe potuto fare prima. Prima del disagio, prima della bomba scoppiata.

 

Perché la società dovrebbe sentirsi responsabile soltanto dell’educazione dei bambini, e non dell’educazione degli adulti di ogni età?

Erich Fromm

Come fare allora a non arrivare a diventare “amici dei nostri figli”, a intervenire in tempo e poter essere dei genitori, passatemi il termine, “educanti”?

Spesso sento dire “mio” figlio, “tuo” figlio, ma poche volte sento usare “nostro” figlio.

Un primo passo che si potrebbe fare è quello di ricordarsi che nella parola “nostro” si nasconde una bella fetta del lavoro genitoriale fatto di condivisione di regole, di stili educativi, di cura, di tempo.

Entrambi i genitori in quanto tali sono tenuti a partecipare all’educazione della prole.

Un altro punto importante, strettamente connesso al precedente è la comunicazione.

I genitori devono parlarsi, confrontarsi e prendere delle decisioni coerenti e concordate; molti si affidano al “mio padre faceva così e con me ha funzionato!”.

Ogni figlio è unico e irripetibile, e per questo ci si deve dare la possibilità di conoscersi.

Nella parola conoscersi c’è quella libertà che bisogna lasciare e quel limite da insegnare.

Le paure, i timori, i dubbi che possono assalire una coppia di genitori sono più che leciti e giusti.

Di fronte a tutto ciò ci si può rimettere al consiglio di un’altra mamma/papà, all’amica; oppure volendo si può usufruire di figure professionali come il pedagogista, l’educatore professionale, lo psicologo.

Sarebbe molto bello e auspicabile che queste professioni fossero rese più fruibili sul territorio, inserite in contesti di sanità pubblica e non solo privata, all’interno delle stesse mura scolastiche,  da poter raggiungere le famiglie su larga scala.  La solitudine che il genitore può percepire è strettamente legata alla responsabilità percepita del crescere un individuo in grado di inserirsi nella società nel modo più funzionale possibile. Il condividere questo compito con dei professionisti del settore potrebbe giocare un ruolo importante nella riuscita del compito educativo e ne gioverebbero un po’ tutti.

 

Ciò che l’insegnante è, è più importante di ciò che insegna.

Soren Kierkegaard

Genitori allo sbaraglio ultima modifica: 2017-04-06T08:00:54+00:00 da Tania Sirni
One Response
  1. Son felice ed onorata di averti conosciuta a “bordo campo” e di “romperti”, ogni tanto, per i miei dubbi. Grande Tania!

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