Francesco: La mia seconda vita nella parrocchia di Sant’Agostino

Francesco: La mia seconda vita nella parrocchia di Sant'Agostino

Tante sono state le parole dette nella collina di Superga e abbiamo approfondito con Francesco la vita in oratorio.

D – Ci racconti un po’ della Sant’Agostino…

R – Nella primavera del 1971 comincio la mia seconda vita nell’oratorio della Sant’Agostino. Il mio approccio con la parrocchia della Sant’Agostino è stato burrascoso. Il parroco, Don Giuseppe Baudino, tutti i lunedì si appostava davanti l’ingresso dell’oratorio per vedere se i ragazzi che entravano, la domenica precedente avessero assistito alla Santa messa. Coloro che non vi avevano partecipato, li rispediva indietro per punirli, io quel lunedì, primo giorno d’oratorio, non avendo assistito alla messa domenicale non potei entrare. Il parroco mi aveva bloccato l’entrata. Mi sentii offeso e reagii malamente nei suoi confronti, insultando e minacciandolo di atti di vandalismo all’interno dell’oratorio. Purtroppo a quei tempi ero veramente discolo e maleducato, tant’è che cantai bandiera rossa correndo per tutta la Chiesa. (Io e il signor Francesco ci siamo messi a ridere, n.d.r.). Fu solo un momento difficile da lì in poi cominciò la mia vera vita parrocchiale perché cominciai a conoscere l’ambiente e tutte le signorine: venivano così chiamate quelle giovani donne che si prodigavano per il prossimo all’interno della parrocchia, che con la loro santa pazienza e con il loro vero amore mi cominciarono a far capire il valore ed il senso di una vita buona e cristiana, fatta di tante belle azioni a livello di volontariato atta ad aiutare tante persone bisognose che si rivolgevano alla parrocchia. Il volontariato consisteva nel fare opere di bene, raccogliere della carta e cartone, abiti usati e nuovi, facendo davanti  ai cimiteri o ai caselli autostradali la cosiddetta questua. Abbinando queste opere caritatevoli alle funzioni della chiesa con l’aiuto di queste signorine crescevamo veramente bene. 

D – Ricorda le giornate all’oratorio? Come si svolgevano?

R – Le ricordo molto bene, quante belle giornate passate in quell’oratorio, ricordo le gite che saltuariamente si facevano in giro in tutto il Piemonte, si trovava sempre un santuario o una chiesa per ascoltare la messa domenicale, ed oltre a questo avevamo formato un bel gruppo di ragazzi molto amici ed uniti. Un gruppo che a distanza di quarant’anni le signorine ricordano volentieri. L’oratorio era frequentato anche da ragazze, ricordo le prime cotte, la squadra di calcio: la formidabile Sant’Agostino a cui, allora, scrissi un inno che cantavamo in pulmino quando la squadra andava giocare. Tutte le domeniche dopo la messa, all’interno della parrocchia si giocava a calcio, a calcetto, a biliardino e tanti altri giochi. 

D – Quindi per lei le signorine sono state una salvezza?

R – Sì, mi hanno accolto e allevato come un figlio, allontanato dalla strada, mi commuove ancora molto e mi sta cuore pensare che tutte le loro, tutti giorni, in qualsiasi momento, erano sempre disponibili ad aiutarci o a qualsiasi cosa si chiedeva loro. Erano semplicemente splendide. L’amore e la volontà che mettevano a disposizione di noi ragazzi era qualcosa di eccezionale.

In particolare quella che stava sempre con noi era la signorina Jolanda, che tra un po’ di tempo festeggerà i settant’anni di parrocchia ed oratorio di Sant’Agostino ed è quella che ricordo e ricorderò sempre per tutto quello che mi ha insegnato e per l’amore che mi ha dato. Per me una seconda mamma. Ha sempre occupato nel mio cuore un posto importante, la ringrazierò sempre e tutte le volte che passo vicino a casa sua la vado a trovare. Penso proprio, che dalla vita, la signorina Jolanda ha avuto un dono prezioso: il dono dell’amore e della carità nei confronti del prossimo.

D – Quali altri ricordi conserva nel cuore?

R – Ricordo volentieri quando partecipavamo alle processioni nelle chiese del centro cittadino. In Aprile quella di Maria Ausiliatrice e a Maggio quella della Madonna della Consolata. Noi ragazzi della Sant’Agostino eravamo incaricati a proteggere le statue della Madonna, si faceva un cordone di persone per proteggere dalla ressa le statue. Quanti bei ricordi mi vengono in mente di quel periodo, anche perché fu periodo della mia vita dove ci fu un totale cambiamento. Prima ero attaccato ai piaceri e divertimenti della vita, ma dentro sentivo un vuoto enorme, poi questo vuoto fu colmato interamente dalle signorine, dagli amici e da quella vita sana che fino ad allora non conoscevo. Il signor Francesco si è emozionato molto nel raccontarmi questa parte di vita, tant’è che parlammo ancora per ore…..

Continua…… 

Francesco: La mia seconda vita nella parrocchia di Sant’Agostino ultima modifica: 2017-06-01T13:59:09+00:00 da Cinzia Macaluso

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