Francesco, figlio degli anni ’50

Francesco, figlio degli anni '50

La “Piccola casa della Divina Provvidenza” altrimenti nota con il nome di “Cottolengo”, sita nel quartiere Aurora di Torino, è un Istituto che si occupa di assistere i portatori di disabilità fisiche e mentali, anziani, ammalati, bambini e ragazzi orfani o in situazioni familiari di difficoltà, tossicodipendenti, poveri senza fissa dimora ed extracomunitari. Fu inaugurata il 17 gennaio 1828 e in tutti questi anni ha ospitato molte persone, nel dopoguerra tanti fanciulli vittime del disagio economico. Uno di questi era Francesco, un bambino nato a Palermo negli anni ‘50 e trasferitosi con la famiglia in Piemonte anch’egli in situazione di indigenza economica e per questo motivo ospite del Cottolengo nella divisione dei “Luigini”, il reparto dei bambini.

D – Salve Francesco, ricorda il primo giorno di collegio?

R – “No non ricordo molto di quel giorno, però ho viva ancora la sensazione di paura e curiosità”.

D – Può spiegarci come era l’Istituto ?

R – “Molto grande, era diviso in reparti; un reparto era dedicato ai “Luigini”, bambini delle scuole elementari e un altro reparto nominato “Fratini” destinato a ragazzini delle scuole medie. C’era un grande cortile con un campetto da calcio, dormivamo in camere molto grandi che potevano ospitare anche venti ragazzi. Erano stanze lunghe con letti sia a destra che a sinistra, avevamo un comodino ma nessun armadio.

Io non avevo nulla da appoggiare al comodino come molti altri bambini, troppo povero per possedere qualcosa”.

D – Vorrebbe condividere un bel ricordo di quel periodo?

R – “Un ricordo bello sicuramente erano le domeniche: ci veniva dato un vestitino carino perché era il giorno della messa. Ovviamente tutte le domeniche il vestito era lo stesso. Nel pomeriggio si andava al cinema del collegio e si poteva guardare un film”.

D – Un brutto ricordo?

R – “Un giorno feci parte del gruppo dei puniti e quindi venni portato in palestra. Dato che gli allenamenti erano abbastanza duri non riuscii a portarli a termine. Il frate che ci allenava si arrabbiò tantissimo e mi diede tanti calci nel sedere (ride, n.d.r.), che lo ricordo ancora adesso”.

D – Ricorda il ritorno a casa?

R – “Dopo un anno scolastico le suore dell’Istituto, dato che ero un bambino discolo, decisero di non accogliermi più tra i “Luigini”. Da una parte fui contento di rientrare a casa. In realtà mi dispiacque perché in istituto avevo il sostentamento economico che a casa non c’era. Almeno lì potevo mangiare tutti i giorni”.

D – Possiamo chiederle di chiacchierare ancora con lei qualche altra volta, così che possa raccontarci qualcos’altro a proposito del suo passato da “Luigino”?

R – Ne sarei molto contento, ho molto da raccontare a riguardo!

Termina così la breve intervista a Francesco e non ci resta che lasciarci con un… alla prossima!

Una foto del campetto da calcio con Francesco e alcuni Luigini.
Il signor Francesco in quegli anni si dedicò alla poesia, Notte a Torino è una di quelle.
Francesco, figlio degli anni ’50 ultima modifica: 2017-03-17T00:32:04+00:00 da Cinzia Macaluso
2 Commenti
  1. Bellissimo articolo, grande zio e grande Cinzia per l’articolo!

  2. Complimenti! Bellissime parole che mi hanno fatto rivivere certi ricordi che mi raccontava mio nonno. Un gran bel salto nel passato raccontato in un’intervista veramente fantastica! Ancora i miei complimenti!

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