Come nelle favole

Come nelle favole

Oggi parleremo di una giovane e bellissima donna di nome Aurora. Aurora non è sempre stata una donna, nasce con un corpo maschile ma con un’anima femminile. Questo stato si chiama disturbo dell’identità di genere e Aurora ci spiegherà il percorso che ha dovuto affrontare per essere la meravigliosa donna che è oggi.

D – Aurora, quando hai capito che non ti sentivi bene dentro il tuo corpo?

R – Ho iniziato in tenera età, ovvero verso i tre anni, frequentavo l’asilo, desideravo fortemente poter indossare il grembiulino rosa e non quello azzurro che ovviamente mi compró mia madre, mi piaceva giocare con giochi femminili. Alle elementari avevo atteggiamenti da bambina e venivo vessata per questo. Alle medie è stata un po’ più dura, i compagni maschi non erano molto simpatici nei miei confronti, ricordo una gita, ovviamente volevo stare in camera con una mia compagna ma essendo io ancora un maschio gli insegnanti non me lo permisero. I compagni maschi non mi vollero con loro in stanza, avevano paura di una mia pressoché reazione fisica nei loro confronti, e così mi ritrovai tutta la notte a girovagare nel corridoio per cercare qualcuno che mi volesse in stanza. Alle superiori, anche se con i compagni andavo d’accordo, per me fu il periodo peggiore, in quanto il mio corpo incominciava a mutare, diventavo un giovane uomo e io non mi riconoscevo più, per questo motivo caddi in una profonda depressione. Cercai di camuffare la mia mascolinità facendo crescere i capelli e tingendoli di colori sgargianti, mi vestivo da emo, perché era un modo per indossare abiti unisex.

D – Quando ti guardavi allo specchio cosa provavi?

R – A volte avevo delle crisi isteriche e cercavo di graffiare quel corpo da me non riconosciuto, in questo modo lo punivo.

D – Chi erano i bulli che ti infastidivano?

R – Alle medie erano i miei compagni a deridermi e bullizzarmi,alle superiori a scuola non avevo problemi, ma quando andavo in giro venivo vessata continuamente.

D – Quando hai capito che volevi transizionare? (Transizionare è un vocabolo usato per specificare il cambiamento di sesso n.d.r)

R – Nel 2013, inizialmente pensavo che non fosse possibile perché non potevo permettermi di pagare l’operazione, quindi mi tagliai nuovamente i capelli, li tinsi di nero e mi feci crescere la barba, incominciai anche a vestirmi da uomo e cercai di accettarmi per quello che ero, ovvero un ragazzo. Andai avanti così per sei mesi ma caddi nuovamente in depressione. All’epoca facevo parte di un partito politico, vi era una coppia gay, un giorno andai a prendere un caffè con loro al bar e mi spiegarono il percorso di transizione, in realtà se viene riconosciuta la disforia di genere puoi operarti tramite la mutua e mi diedero i contatti per poter transizionare.

D – Raccontaci come hai fatto a transizionare…

R – Andai al Saifip (servizio di adeguamento tra identità fisica e identità psichica) di Roma. Feci un primo colloquiopsicologico, ne seguirono altri, da febbraio 2014 a marzo 2014, due sedute al mese, sia individuali che di gruppo con ragazzi mtf, ovvero da maschio a femmina e ftm da femmina a maschio. Feci anche un test psicodiagnostico che pagai 500 €. Valutando il test e le psicosedute acconsentirono a farmi iniziare la transizione. Con la relazione psichiatrica e quella psicologica potetti accedere alla cura ormonale perché attestarono che soffrivo di disforia di genere. A novembre 2014 iniziai la terapia ormonale. La terapia somministrata comprendeva antiandrogeni ed estrogeni. Con gli antiandrogeni abbassavo il testosterone e con gli estrogeni alzavo gli ormoni femminili. Incominciai a cambiare sia a livello fisico che mentale.

 

D – Come reagirono i tuoi genitori?

R – I miei genitori accettarono tranquillamente anche con l’aiuto della psicologa, gli amici erano molto tranquilli anche perché per loro non era una novità, tutti ormai sapevano che mi sentivo una donna a tutti gli effetti. D-Parlaci del cambiamento. R-inizialmente fu difficile perché avvenne in modo graduale. Un giorno, i classici teppistelli di un quartiere mi aggredirono per strada con un coltello perché io ero la diversa!!!fu difficile superare quel periodo ma ci riuscì. in seguito contattai un avvocato per poter cambiare il nome e il sesso. Iniziai così l’iter legale, ebbi l’ok dal giudice e quindi con la sentenza ad aprile del 2016 potetti fare il seno, il 29 settembre del 2017, tra l’altro giorno del mio compleanno, feci la vaginoplastica. Fu la mia seconda rinascita. Il post operatorio della vaginoplastica è estremamente duro e doloroso.

D – Come ti senti adesso?

R – Adesso sono felice, ora fuori si può vedere la donna che sono sempre stata dentro. Quando rivedo le mie vecchie foto mi sembra di vedere un caro fratello. Un fratello che mi ha fatto da involucro contro la cattiveria della gente, per poi lasciarmi andare per permettermi di vivere veramente. Non rinnego il mio passato, ma adesso dopo tutte queste lotte ho abbandonato l’attivismo, perché voglio che tutti parlano di me non come Aurora la trans ma come Aurora… Aurora e basta…

Aurora si racconta in questa intervista senza problemi, è una donna forte, equilibrata e felice. Per arrivare ad oggi ha dovuto affrontare molte lotte per poter rinascere come una fenice dalle sue ceneri. Sarebbe bello se come Daniel Barenboim, (direttore d’orchestra israeliano e direttore alla scala di Milano n.d.r) che riuscì a riunire in una unica orchestra la Wedo (west eastern divan orchestra n.d.r) musicisti classici di varie nazionalità come israeliani, palestinesi, egiziani, iraniani e siriani, nell’intento di farli comunicare e di promuovere la comprensione reciproca, sosteneva che questo è molto educativo perché ogni musicista deve suonare un suo strumento entrando in armonia con gli altri quindi ascoltando il prossimo e suonando simultaneamente la stessa sinfonia, quindi, dicevo,sarebbe bello poter far parte tutti della stessa orchestra, omosessuali, eterosessuali, pansessuali, transessuali, transgender e asessuali, insomma tutti, senza pregiudizi,suonando la stessa sinfonia. Quella dell’amore.

Come nelle favole ultima modifica: 2018-01-04T10:30:59+00:00 da Cinzia Macaluso
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