Bravi genitori. La valutazione delle competenze genitoriali

Bravi genitori. La valutazione delle competenze genitoriali

Sono un buon genitore?

E’ la domanda che tutti si fanno (forse) prima o poi dal momento in cui si diventa genitori. C’è chi se lo chiede ogni giorno e chi una volta sola nella vita, quando il bambino ha pochi giorni o quando magari il “bambino” di anni ne ha già 20 o 40.

Il mondo social è impegnato tutti i giorni nella guerra per definire chi sono i buoni genitori e le discussioni sono varie: allattamento naturale e relativa durata, babywearing, co-sleeping, ciuccio, pappe fresche fatte solo con prodotti bio vs omogenizzati già pronti, pannolini rigorosamente lavabili o pannolini usa e getta, solo giochi montessoriani contro tablet fin dai primi mesi, niente tv fino ai 3 anni o “santa Peppa Pig”.

Una giungla di consigli arriva da ogni dove, quasi mai richiesti e tra loro spesso contraddittori e privi di esperienza e reale conoscenza sull’argomento in questione.

Sarebbe bello se i bambini nascessero con le istruzioni, quelle per loro e quelle per noi:

“Non indicato ai privi di pazienza. Non agitare prima dell’uso e soprattutto non agitarsi. Può provocare profonde occhiaie e capelli bianchi”.

Quando si tratta invece di rispondere alla domanda “è un buon genitore?” è tutto più facile, non abbiamo bisogno di capire e di conoscere e solitamente noi al loro posto sapremmo fare meglio.

C’è chi questa domanda se la deve porre per lavoro e sulla base di questa decidere del futuro di bambini indifesi nel vero e proprio senso della parola, ovvero che non possono difendersi, che non sanno qual è il loro bene. Ma chi sa qual è il loro bene e come si fa a capirlo?

Frequentemente professionisti devono redigere valutazioni sulle competenze genitoriali sia in funzione di interventi psicosociali di prevenzione e di riabilitazione realizzati dai servizi sociali, sia su richiesta dei Tribunali ma

cosa bisogna valutare?

che cos’è la genitorialità?

La genitorialità (parenting) viene definita da Bornstein come una serie di competenze che devono soddisfare i bisogni psicofisici del bambino; ogni genitore espleta questi compiti in modo diverso a seconda delle sue caratteristiche e di quelle del bambino. Diversi autori nel corso degli anni hanno descritto in maniera sempre più dettagliata e ampia tutti i bisogni del bambino che il genitore dovrebbe soddisfare tramite le sue capacità di parenting.

Al centro della valutazione vi è sempre l’interesse del minore e il tentativo di comprendere se i genitori siano in grado di garantire al figlio un rapporto stabile, prevedibile, protettivo e accuditivo.

Come può essere valutata?

Sono molti gli strumenti costruiti in America nel tentativo di misurare le competenze genitoriali ma non è stato ancora creato un test che copra il raggio di indagine necessario.

Inoltre si tratta per lo più di test auto somministrati (compilati dai genitori stessi) in cui il genitore può mentire con facilità.

In Italia la valutazione si basa per lo più su una serie di colloqui effettuati con entrambi i genitori o con uno solo dei due presente, con il bambino da solo e con altre figure importanti per lui importanti (nonni, zii, insegnanti, etc) che vengono integrati talvolta da strumenti testistici.

Quello che emerge è una mancanza di ordine e criterio che lascia di conseguenza un ampio spazio alla soggettività.

Sarebbe utile poter contare su una guida riconosciuta e condivisa da tutti coloro che operano nel settore e che orienti il clinico nel suo lavoro; un protocollo che comprenda contributi da diversi scuole psicologiche (teoria sistemico- relazionale, psicoanalisi, micropsicoanalisi, etc).

Inoltre fino ad ora gli studi si sono per lo più concentrati su un modello di genitorialità occidentale, senza ampliare lo sguardo a culture diverse e senza considerare le complicazioni nei casi di immigrazione in cui i genitori devono conciliare il sistema di riferimento del paese d’origine con quello che li ospita.

Va aggiunto poi che, nonostante possano essere messi in evidenza fattori di protezione e rischio, la valutazione della genitorialità può avere solo un valore circoscritto, riferito ad un preciso momento all’interno della vita dei genitori e dello sviluppo del bambino. Non è detto che una mamma adeguata nella prima infanzia riesca ad esserlo anche nel proseguire dello sviluppo del figlio.

E’ chiaro quindi come sia ancora molto il lavoro da svolgere in tale ambito, tenendo sempre al centro l’elemento fondamentale: i genitori e i bambini considerati come soggetti reali e non casi da studiare.

Al centro dell’attenzione deve quindi rimanere la relazione tra genitore e figlio che dopo essere valutata ha bisogno di una restituzione, un aiuto per cercare di rimediare alle difficoltà presenti perché anche nei casi di maltrattamento, dove una valutazione delle competenze genitoriali viene orientata da dati di realtà chiari e decisivi, quel bambino maltrattato avrà sempre bisogno della sua mamma e del suo papà.

Forse avrebbe avuto bisogno fossero diversi ma ha quelli e sono quelli che a suo modo odia e ama, e anche se verrà allontanato da quella famiglia, nella sua mente, nel suo cuore e nel suo io ci sarà sempre una parte a loro legata.  Una specie di “isola” tenuta lontano perché fa soffrire ma che esiste e ha bisogno di essere riunita con il resto del “continente persona”.

Bravi genitori. La valutazione delle competenze genitoriali ultima modifica: 2017-06-14T17:00:51+00:00 da Federica Meliga

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