Amore e Psiche: il mito del cammino interiore

Amore e Psiche: il mito del cammino interiore

Il nostro Blog vi accompagnerà nel comprendere aspetti dell’anima attraverso i miti, le favole e altri strumenti di racconto che attraverso simboli ed archetipi possono svelare funzionamenti della psiche antichi e universali. “Amore e Psiche” è un mito meraviglioso che ci racconta di quando per il troppo voler capire smettiamo di sentire, quando cercando di comprendere un’emozione rinunciamo a viverla.

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Nella lingua greca L’amore prende il nome di “Eros”, “Philos”, “Agàpe”, a seconda del tipo di rapporto che le persone vivono nell’amore.

  • “Eros” amore erotico, sessuale.
  • “Philos” amore che coinvolge sentimentalmente, ma platonicamente gli individui e può portare a un coinvolgimento profondo, a un impegno come matrimonio e famiglia.
  • “Agàpe” amore totale, ben compreso dai primi cristiani; rimane un modello di perfezione a cui tendere.

 

Un essere umano non è in grado di arrivare all’agape se non con il sacrificio di sé.

 

IL MITO

 

Nella mitologia greca Amore – Eros è il Dio dell’amore, figlio di Ermes e Afrodite; rappresenta l’impulso vitale, il desiderio amoroso, il potere che obbliga le cose a unirsi e a creare vita. L’unione degli opposti femminile e maschile non è però durevole se con la sessualità non vengono integrate anche la sensibilità e la spiritualità (Psiche).

Il mito greco è ripreso dallo scrittore latino Lucio Apuleio (2° sec. D.C.) che nelle “metamorfosi” (o “Asino d’oro”) dà spazio alla favola di “Amore e Psiche” che qui riassumiamo brevemente.

Vi era una bellissima fanciulla, Psiche, tanto bella che i mortali la credevano la incarnazione di Venere, trascurando gli altari della Dea.   Venere volle vendicarsi e pregò il figlio Eros di scoccare su di lei la sua freccia fatale facendola innamorare dell’uomo più misero della terra, con cui lei avrebbe avuto una vita di dolore. Eros preparò la freccia fatale, ma, non appena vide Psiche, rimase talmente incantato dalla sua bellezza che arco e frecce gli caddero di mano e una freccia lo ferì ad un piede.

Fu così che, vittima del suo stesso inganno, Eros si innamorò di Psiche. (…….)  Eros fece rapire Psiche da Zefiro (il Vento) che la portò nella dimora celeste su un letto di fiori profumati. Psiche avvertì un’ombra che riposava al suo fianco. Si spaventò, ma sentì una voce mormorarle che lui era il suo sposo. Lei non avrebbe mai dovuto chiedere chi fosse e soprattutto non avrebbe dovuto cercare di vederlo, accontentandosi del suo amore.

Si amarono per tutta la notte, ma prima dell’alba il misterioso marito (Eros) sparì promettendo che sarebbe tornato nella notte. (……) Le sorelle di Psiche, invidiose della sua felicità, la convinsero a scoprire che aspetto avesse il marito, insinuandole il sospetto che potesse essere un mostro che prima o poi l’avrebbe divorata. Quella notte, come sempre, Eros raggiunse Psiche e dopo averla amata si addormentò.

Quando fu sicura che egli dormisse, Psiche si alzò, prese una lampada per vederlo, e anche un coltello, nel caso dovesse difendersi. La luce della lampada le rivelò Eros in tutta la sua bellezza, con i riccioli sparsi sulle guance rosate e le ali dolcemente ripiegate; accanto a lui erano posati il suo arco e la faretra piena di frecce.  La ragazza prese fra le mani una delle frecce e subito fu infiammata di rinnovato amore per il marito. Moriva dalla voglia di baciarlo e, sporgendosi su di lui, fece ricadere sulla sua spalla una goccia dell’olio bollente della lampada. Svegliato di soprassalto, Eros capì quello che era successo e scomparve; insieme a lui anche la dimora svanì.

Iniziò per Psiche un periodo di disperazione, in cui si ritrovò da sola a chiamare invano l’amore che lei stessa aveva fatto fuggire.  Intanto Eros, tormentato dalla febbre per la spalla bruciata e per l’amore perduto, tornò da sua madre Venere che, non potendo punire il figlio, (anche gli Dei, infatti, sono inermi davanti a Eros) castigò sempre più duramente Psiche, considerata nemica degli dei, e la fece trascinare per i capelli al suo cospetto consegnandola poi alle sue serve, Tristezza e Ansietà, perché la torturassero.  La sottopone poi a quattro durissime prove:

  • dividere un cumulo di semi diversi in mucchi distinti.
  • portare a Venere un bioccolo di lana di pecore feroci.
  • attingere in un’anfora l’acqua dello Stige sorvegliato da draghi mostruosi.
  • Scendere agli Inferi per ottenere da Proserpina il balsamo dell’eterna bellezza.

Compiti impossibili, che Psiche riuscì a superare grazie all’inaspettato aiuto di magiche creature.

Le prove imposte da Venere sembrava non dovessero mai finire, finché Eros salì all’Olimpo da Zeus per pregarlo di permettere il suo matrimonio con Psiche.  Poiché anche Zeus non poteva rifiutarsi alla richiesta di Eros, fu indetto all’Olimpo un grande banchetto, durante il quale Psiche, essere mortale, fu trasformata in Dea. Così pace e armonia tornarono nell’Olimpo, Amore e Psiche si sposarono e dalla loro unione nacque una figlia chiamata Voluttà.

IL SIGNIFICATO DEL MITO

 

Secondo Apuleio l’Amore è un principio cosmico, divino; Apuleio sembra conoscere i culti misterici neoplatonici: la salvezza non è automatica per tutti, ma si ottiene attraverso il sapere e la rivelazione divina.

Oggi potremmo dire che la salvezza si raggiunge attraverso l’autoconsapevolezza e l’illuminazione, passando dalla curiosità alla conoscenza e quindi alla saggezza, tramite l’esperienza, la purificazione, l’elevazione e la comprensione.

Eros (la sessualità), nel suo aspetto perverso (il mostro) seduce Psiche (l’anima) e la rinchiude in un palazzo (la lussuria); non la visita che di notte (inconscio) affinchè ella non possa vedere il suo vero aspetto (regressione, proibizioni, tabù).

Una notte (buio della ragione) Psiche infrange il divieto, contempla il suo amante alla luce della lampada (curiosità, risveglio della coscienza).

Vedendosi scoperto, Eros fugge (senso di colpa) presso sua madre Afrodite (regressione).

Folle di dolore, Psiche vaga alla sua ricerca, rivolgendosi anche ad Afrodite, che le impone prove estremamente dure (prove di iniziazione e purificazione); riesce a superarle grazie all’inaspettato aiuto di esseri della natura (magia, mistero, energie cosmiche) fino a quando Eros fugge dal palazzo materno e riappare nelle sue vere forme (visione autentica dell’amore, coscienza, sublimazione dell’istinto). Zeus (lo spirito) gli accorda l’autorizzazione ad unirsi a Psiche resa immortale (unione spirituale).

Amore e Psiche: il mito del cammino interiore ultima modifica: 2017-04-22T12:01:16+00:00 da Maria Rosaria Bernini

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